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Pronto?
Ciao Davide, sono Stefano. Hai un minuto?
Ero in palestra a cazzeggiare. Certo, dimmi.
Apple Italia, giovedì sera, presenta il nuovo prodotto
palmare annunciato in questi giorni. Mi farebbe piacere che qualche
duno del club fosse là per recensirlo, registrare
le prime impressioni. Magari scrivere due righe di commento. Io
non riesco. Tu avresti la possibilità di...
Certo Ste. Nessun problema! Anzi!
Allora siamo daccordo. Ti faccio chiamare anche da
qualche altro del club interessato a partecipare.
Ok. Organizziamo una macchina così ci passa meglio.
Bene. Grazie. Ci sentiamo domani allora.
A domani. Ciao Ste.
Clik.Che Stefano lo sapesse o meno, nel chiedermi
queste specie di trasferte sfondava una porta aperta. Forse nei
miei geni più nascosti si annidano discendenze da nomade.
Fin da ragazzino adoravo buttarmi senza troppe riflessioni in
ogni genere di gita giornaliera, cose come Smau, il defunto MacWorld,
vari ed eventuali happening milanesi, spesso e volentieri organizzati
dalla Mela stessa, sempre prodiga di banchetti sontuosi.
Non mi aspettavo quindi niente di incredibilmente diverso da quanto
avevo già affrontato precedentemente. Il punto forte non
era tanto il luogo in se, doveva essere il prodotto presentato,
chiave fondamentale per motivare la gente meno fissata di me a
presenziare.
Di cosa si trattava io lo avevo saputo da Stefano, anche se una
vaga idea me la ero già fatta: non sembrava infatti possibile,
nei vari siti dedicati alle news ed alle gossip tecnologiche di
bandiera, risparmiarsi almeno una notizia, qualche riga, che alimentasse
il coro di voci nato attorno ad un fantomatico oggetto hi-tech
di Apple. Pigro come mai avevo vagliato meccanicamente queste
chiacchiere imprecisate, finendo con il cestinarle tutte senza
dar loro il peso che il resto della comunità invece attribuiva.
Solo quella sera, dopo la telefonata di Stefano, avevo recuperato
il poco materiale rimastomi tra le orecchie con lo scopo di assemblarlo
alle ultime news pubblicate da indirizzi come spymac e similari.
La prima ricerca fu, per dovere di cronaca, sul sito di Apple
che nella sua prima pagina appariva come lo avevo lasciato la
mattina stessa: nuovi iBook, nuovi Ti, ecc.
Come al solito la casa base non si sbilanciava e non mi rimaneva
altro che raccogliere indizi che di affidabile avevano ben poco.
In generale sembrava in arrivo una sorta di palmare multifunzione,
spesso poco più di una carta di credito, con capacità
wireless compatibili con Airport e Telepass (per il mercato italiano),
TFT da 65k di colori, un sistema X-lite, cannuccia esterna per
fare il caffè (gestito tramite cialde industriali), dai
2 ai 10 giga di spazio registrabile su very-smart-card. Alcuni
asserivano di averlo visto da vicino, riportavano immagini palesemente
artefatte e decantavano capacità telefoniche con standard
a compressione di fase, in grado di bypassare il normale network
satellitare, approfittando del rimbalzo atmosferico nella curvatura
terrestre.
Tutti però sembravano concordare sul nome: iWalk. Beh,
scontato come la pioggia ma adatto al periodo. Si, adatto.
Scemenze a parte, nella mia assonnata e frastornata testa si andavano
ammassando una quantità eccessiva di input, tanto da renderli,
pian piano, perfettamente plausibili e credibili. Sentivo leccitazione
divorare il senno e mi udivo dire cose tipo: Finalmente
Apple si appresta ad artigliare il piatto mercato dei palmari!
Avremo una figata a colori da sincronizzare con i portatili. Ultrasottile!!!
MMmmmm
. Altro che Lerdammer, era lavvisaglia
di un periodo di movimento, di idee da copiare per tutto il resto
del mondo. Quando poi arrivai ad associare lincontro di
giovedì sera con tutta questa roba, realizzai che la mia
personcina sarebbe stata tra le poche presenti allannuncio
italiano di un nuovo oggetto del desiderio.
Alla fine però la stanchezza, nella forma di una scimmia
indisciplinata, mi sormontò schiacciandomi impietosa; una
alla volta chiusi le innumerevoli finestre dellesploratore...
una dopo laltra... sequenzialmente come le avevo aperte.
Lultima era quella di Apple, che evidentemente si era autoaggiornata.
iBook e Ti erano in basso, nei riquadri più sfigati...
in mezzo cera iWalk, no, aspetta...
...
iPofrl...
...
Eh?
...
Il mouse si muove da solo e preme su Reload.
Ravana, ravana, ravana,...
iPogl.
Cera qualcosa che non andava. Dove ca...volo era iWalk.
Nella mia testa risuonava il fischio sordo di una pentola a pressione
con valvola di sfogo intasata.
Aspetta, forse il nome era stato cambiato in corner, giusto per
non mostrare alla plebe quanto bucherellata sia la riservatezza
dellazienda. Appropriato. Insulso ma appropriato. Si, appropriato.
Con il comando di replace in atto nei vari emisferi della memoria,
restavo con sguardo inebetito a vedere questo coso bianco e metallo
rigirarsela allegro nel centro della pagina.
Cera qualche cosa che non andava.
Il display era esageratamente piccolo per un palmare... ed era
in bianco e nero. Beh, non ci potevo mettere le immagini sporcellose
da vedermi in treno. Pazienza.
Di comandi non ne vedevo... Beh, una specie di cerchio con dei
tasti ricavati nella circonferenza... quattro tasti... un po
pochini per un palmare con Airport. Pochi anche per un telefono
cellulare...
A dire il vero ne aveva di meno della mia macchina per il caffé...
Lo vedevo ruotare e mi sembrava di osservare una cosa aliena,
aliena se raffrontata a tutte le immaginifiche fantasie che mi
avevano venduto per buone. Di quella cosa non riuscivo ad identificare
la natura, non ne traevo ne capo ne coda. Vuoto completo.
Alle 2 e 30 di mattina avevo il cervello in panic.
Hanginon.
Alla mattina solare raffrontavo
la disillusione notturna con alcuni membri della comunità;
nei forum leggevo pareri contrastanti, vaneggiamenti su prezzi,
capacità di hard disk, porte firewire ed usb, misure
in pollici, centimetri, metri, pica, picaz.
Si arrivava anche a toni irritati: Ma come??? Costa una
pazzia!!! Sai quanto costa il disco TALDEITALI??? Ed è
dieci volte più grosso. Cosa centra
la Firewire??? Non è compatibile con i PC!!! E
per un mercato troppo piccolo!!!
Cose di questo genere.
Io leggevo, andavo nei vari siti a confermare tali asserzioni
ed intanto mi domandavo che cosa diavolo era saltato in testa
a Jobs: ecletticco, eccentrico, eliocentrico quanto vuoi ma
impiegare risorse economiche ed umane per uscirsene, generando
unattesa da Indipendence Day, con un LETTOTRE MP3!!!
The discovery of the hot water, avrebbe detto un mio carissimo
amico di Little Italy.
Certamente la cosa non aveva che contribuito ad aumentare laspettativa
per la serata del giorno dopo, quando fisicamente mi sarei trovato
di fronte a quel... quel... iPlorf.
Alla fine, tra il lavoro e la narcolessia, posticipai ogni velenoso
commento fino alla data stabilita. Cominciavo a pensare che
in fondo non ne valesse la pena spendere dei cicli mentali senza
niente di concreto da palpeggiare.
Ciak! Le luci si accendono (sono già accese, anche se
fanno poca luce), il cameraman schiocca il dito e la cinepresa
comincia a girare. Lorenzo Sangalli di Apple Italia illustra,
sulle domande di un giovane dallaspetto curato, speaker
di una sottospecie di trasmissione che tratta hi-tech, le novità
che la sede centrale presenta in vista delle prossime festività
invernali. I nuovi portatili (migliorati), iTunes 2 (in uscita
a novembre) e, non per ultimo, il vero motif che aveva spinto
alcuni rappresentanti del nuovo mondo, me compreso, a raggiungere
lartdecocafe, nel quasi-centro di Milano.
La location era particolarmente sofisticata, frutto evidente
di una scelta ragionata da parte della società che per
Apple.it cura limmagine ed il marketing: potrei definirlo
veramente... cool. Metallo sparso un po dovunque, tavoli
con piano vetroso pieno di ammenicoli in trasparenza, ampio
banco bar con personale in candida camicia bianca. Mi tornavano
alla mente i locali per fighetti che distrattamente percepivo
nei servizi del Nonsolomoda, quelli dove i ragazzini universitari
invecchiati che fanno le pagine web vanno a parlare delle loro
esperienze sessuali.
Nel mentre godevo laccoglienza, la breve intervista si
concludeva e molti dei giornalisti ed ospiti registrati, che
avevano rigorosamente spaccato il secondo per linizio
della presentazione, cominciavano a lasciare il posto. Rimaneva
un selezionato gruppetto di appassionati che già in altre
paritetiche occasioni informatiche avevo intravisto e/o conosciuto.
Ma linvitato di spicco, iPulp, la faceva silenziosamente
da padrone. Due gli unici esemplari presenti nel nostro paese,
entrambi racchiusi tra quelle mura; uno dei due era stato segregato
in una prensile teca espositiva, una sorta di cucciolo dorso
bianco messo in mostra per il ludibrio (e ladorazione
pagana) del popolo. Al secondo toccava un compito rappresentativo
più duro: era il testimone che una discreta fila di staffette
si passavano con timore quasi reverenziale. Tutti lo volevano
vedere, toccare, pesare, misurare. Chi si era portato parametri
di confronto, oggetti concorrenti che su una bilancia organica
divenivano il contrappeso.
Per la mia valutazione volevo aspettare
un momento più tranquillo, quando tutti gli altri avrebbero
definitivamente appagato le loro curiosità lasciandomi
il tempo di una meticolosa ispezione. Fortunatamente non si
parlava di attendere meditabondi come dal mio dottore, circondato
da vecchi acciaccati e scatarranti, intenti a scambiarsi verbalmente
precise descrizioni dei loro dolori viscerali: levento
prevedeva un perfetto dîner a base di pasta fredda, ascolane,
supplì e vari e non ben identificati composti alimentari.
Dal mio arrivo saranno passati venti minuti prima che il primo
boccone valicasse la dentatura. Decisamente meno tempo per ordinare
il primo dei molti drink.
Ma non di solo cibo vive il primitivo e la degustazione è
stata piacevolmente accompagnata da schiette chiacchiere con
alcuni e molto cordiali avventori, fortunatamente vicini alla
mia professione di creativo (ciao Roberta).
Un paio dore dopo, tre o quattro piatti stracolmi dopo,
quattro o cinque bibitoni disinfettanti dopo, ero finalmente
pronto e predisposto alla mia recensione critica.
Lo ammetto spontaneamente: ero partito
per quel viaggio concimato di impietosi pareri negativi, a partire
dalla baldanza con la quale Apple giurava sicurezza di vendere
ogni singolo pezzo. Trovavo le caratteristiche tecniche semplicemente
normali, spazio limitato come disco fisso, inutilmente vasto
per un lettore che non porterei mai in giro per una corsetta
nel parco o in bicicletta. Troppa la paura di vederlo segnato,
o peggio rovinato al suolo, o inceppato dalle troppe ed inevitabili
sollecitazioni causate dal movimento. Mi sentivo sbeffeggiato
dal prezzo, alto negli States, altissimo da noi sfigati delliva
(ricordo che stiamo parlando di un oggetto destinato al mercato
consumer).
Infine ero indispettito; indispettito dalla disillusione subita
nel vedere un possibile acquisto utile tramutato
nel solito flop (iflop) di menti aliene al nostro imprescindibile
provincialismo.
Sentivo dietro alle mie spalle il vecchio Jobs ridere sardonico:
sapeva con chi aveva a che fare e nelle sue certezze cera
la sicurezza di un cospicuo quantitativo di evangelizzati worldwide
che avrebbero acquistato anche un mattone se marchiato dal Segno.
E sapevo di far parte a pieno titolo di questa categoria.
Nel primo momento di calma chiesi gentilmente il permesso di
scattare qualche foto, di provarlo con un paio di cuffie non
regolamentari.
Maledetto Steve.J.
iPod è piccolo. iPod è decisamente piccolo. Non
è un batterio ma è piccolo.
iPod è sottile. Allincirca un pacchetto di fazzoletti
di carta quasi pieno. iPod è leggero, sta nel taschino
della giacca elegante, senza spuntare come una talpa giapponese
ed abbassarti il vestito da un lato.
iPod ha i comandi necessari allo scopo: avanti, indietro, play/pausa
e menu. Un bottone da mouse in centro ed una rotella scorrevole
sensibile al movimento continuo, previsto per playlist eccessivamente
lunghe. Proprio come un topo da scrivania.
iPod è ancora più lucido delliBook, ai livelli
dell8810 di Nokia, vittime innocenti di ogni untazza impronta
digitale.
iPod ha un nome che probabilmente non suscita niente neanche
agli americani.
iPod è una figata.
Non pensiate che mi sia sentito molto meglio dopo questa prevedibile
rivelazione. In cuor mio sapevo di andare a sbatterci il muso
con tutte le mie velleità orgogliose. Cupertino ha intrapreso
ancora una volta la strada illuminata da luci stroboscopiche:
non è luminosa e chiara e ci inciampi; non puoi dire
che sia buia perché di luce ce né e se ti ci abitui
alla fine ti piace un sacco la sensazione che ti ribalta lequilibrio.
Ero li che me lo maneggiavo, ascoltavo Jazz del nuovo secolo
pompato da bassi pieni, armeggiavo tra i menù che di
segreto hanno un giochino rompi-muro. E me lo rigiravo.
La forma si lascia addomesticare. Non sembra neanche troppo
fragile.
Che si segni è inevitabile.
E me lo rigiro ancora.
Il display da cellulare si illumina ricordando i fari allo xeno
della Serie 5.
Me lo rigiro e continuo a tirare dei cancheri per quanto costa.
Il problema è proprio questo. Facesse anche le telefonate,
ti inventasse delle scuse plausibili per la morosa quando giochi
a poker, ti segnasse le coordinante di un gabinetto a Varsavia
dove hai perso la carta di credito, ti costa comunque un sacco
di soldi.
Lo puoi comprare ma se non hai un vitalizio che ti permette
di svegliarti a mezzogiorno ti sentirai rodere la coscienza
per un acquisto che, sostanzialmente, è superfluo.
Eppure ti piace un sacco, ti vedi girare per casa, con le orride
pantofole nel pigiama di flanella, pluggato con le cuffie mentre
snobbi lo stereo da due milioni che fino alla settimana prima
adoravi più dei tuoi figli. Ti vedi metterlo in mostra
con gli amici macchisti che non se la sentono di criticarti
per tutti quei soldi: lo vorrebbero anche loro. E ti senti pure
il padrone del numtel quanto lo colleghi alla firewire di un
portatile e ci scarichi dentro dei programmi... shareware.
Perciò ti girano parecchio quando sai che il vitalizio
non cé e che un milione a tua moglie fai fatica
a nasconderlo.
Ti rimane la consolazione che sono pochi quelli che si alzano
a mezzogiorno e si grattano la pancia per le seguenti tre ore
senza preoccupazioni; gli altri, gente come te, più o
meno consapevolmente sa che tra sei mesi circa arriverà
iPod 2, più potente, a colori, con la radio FM, con un
lettore per i jpeg, con la funzione di record per i tuoi finti
appuntamenti. Anche quello costerà molto ma lodierno
allora sarà sotto le seicento e forse, andando a Misano
anziché a Caniggione, te lo porterai a casa.
...
Certo che però averlo tra i primi sarebbe veramente...
veramente.
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