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25 Ottobre 2001

Presentazione iPod
di Davide Gori

E' possibile ingrandire le immagini cliccandoci sopra

“Pronto?”
“Ciao Davide, sono Stefano. Hai un minuto?”
Ero in palestra a cazzeggiare. “Certo, dimmi”.
“Apple Italia, giovedì sera, presenta il nuovo prodotto palmare annunciato in questi giorni. Mi farebbe piacere che qualche d’uno del club fosse là per recensirlo, registrare le prime impressioni. Magari scrivere due righe di commento. Io non riesco. Tu avresti la possibilità di...”
“Certo Ste. Nessun problema! Anzi!”
“Allora siamo d’accordo. Ti faccio chiamare anche da qualche altro del club interessato a partecipare.”
“Ok. Organizziamo una macchina così ci passa meglio.”
“Bene. Grazie. Ci sentiamo domani allora.”
“A domani. Ciao Ste.”

Clik.Che Stefano lo sapesse o meno, nel chiedermi queste specie di trasferte sfondava una porta aperta. Forse nei miei geni più nascosti si annidano discendenze da nomade. Fin da ragazzino adoravo buttarmi senza troppe riflessioni in ogni genere di gita giornaliera, cose come Smau, il defunto MacWorld, vari ed eventuali happening milanesi, spesso e volentieri organizzati dalla Mela stessa, sempre prodiga di banchetti sontuosi.
Non mi aspettavo quindi niente di incredibilmente diverso da quanto avevo già affrontato precedentemente. Il punto forte non era tanto il luogo in se, doveva essere il prodotto presentato, chiave fondamentale per motivare la gente meno fissata di me a presenziare.
Di cosa si trattava io lo avevo saputo da Stefano, anche se una vaga idea me la ero già fatta: non sembrava infatti possibile, nei vari siti dedicati alle news ed alle gossip tecnologiche di bandiera, risparmiarsi almeno una notizia, qualche riga, che alimentasse il coro di voci nato attorno ad un fantomatico oggetto hi-tech di Apple. Pigro come mai avevo vagliato meccanicamente queste chiacchiere imprecisate, finendo con il cestinarle tutte senza dar loro il peso che il resto della comunità invece attribuiva. Solo quella sera, dopo la telefonata di Stefano, avevo recuperato il poco materiale rimastomi tra le orecchie con lo scopo di assemblarlo alle ultime news pubblicate da indirizzi come spymac e similari. La prima ricerca fu, per dovere di cronaca, sul sito di Apple che nella sua prima pagina appariva come lo avevo lasciato la mattina stessa: nuovi iBook, nuovi Ti, ecc.
Come al solito la casa base non si sbilanciava e non mi rimaneva altro che raccogliere indizi che di affidabile avevano ben poco. In generale sembrava in arrivo una sorta di palmare multifunzione, spesso poco più di una carta di credito, con capacità wireless compatibili con Airport e Telepass (per il mercato italiano), TFT da 65k di colori, un sistema X-lite, cannuccia esterna per fare il caffè (gestito tramite cialde industriali), dai 2 ai 10 giga di spazio registrabile su very-smart-card. Alcuni asserivano di averlo visto da vicino, riportavano immagini palesemente artefatte e decantavano capacità telefoniche con standard a compressione di fase, in grado di bypassare il normale network satellitare, approfittando del rimbalzo atmosferico nella curvatura terrestre.
Tutti però sembravano concordare sul nome: iWalk. Beh, scontato come la pioggia ma adatto al periodo. Si, adatto.
Scemenze a parte, nella mia assonnata e frastornata testa si andavano ammassando una quantità eccessiva di input, tanto da renderli, pian piano, perfettamente plausibili e credibili. Sentivo l’eccitazione divorare il senno e mi udivo dire cose tipo: “Finalmente Apple si appresta ad artigliare il piatto mercato dei palmari! Avremo una figata a colori da sincronizzare con i portatili. Ultrasottile!!! MMmmmm….” Altro che Lerdammer, era l’avvisaglia di un periodo di movimento, di idee da copiare per tutto il resto del mondo. Quando poi arrivai ad associare l’incontro di giovedì sera con tutta questa roba, realizzai che la mia personcina sarebbe stata tra le poche presenti all’annuncio italiano di un nuovo oggetto del desiderio.
Alla fine però la stanchezza, nella forma di una scimmia indisciplinata, mi sormontò schiacciandomi impietosa; una alla volta chiusi le innumerevoli finestre dell’esploratore... una dopo l’altra... sequenzialmente come le avevo aperte.
L’ultima era quella di Apple, che evidentemente si era autoaggiornata.
iBook e Ti erano in basso, nei riquadri più sfigati... in mezzo c’era iWalk, no, aspetta...
...
iPofrl...
...
Eh?
...
Il mouse si muove da solo e preme su Reload.
Ravana, ravana, ravana,...
iPogl.
C’era qualcosa che non andava. Dove ca...volo era iWalk.
Nella mia testa risuonava il fischio sordo di una pentola a pressione con valvola di sfogo intasata.
Aspetta, forse il nome era stato cambiato in corner, giusto per non mostrare alla plebe quanto bucherellata sia la riservatezza dell’azienda. Appropriato. Insulso ma appropriato. Si, appropriato.
Con il comando di replace in atto nei vari emisferi della memoria, restavo con sguardo inebetito a vedere questo coso bianco e metallo rigirarsela allegro nel centro della pagina.
C’era qualche cosa che non andava.
Il display era esageratamente piccolo per un palmare... ed era in bianco e nero. Beh, non ci potevo mettere le immagini sporcellose da vedermi in treno. Pazienza.
Di comandi non ne vedevo... Beh, una specie di cerchio con dei tasti ricavati nella circonferenza... quattro tasti... un po’ pochini per un palmare con Airport. Pochi anche per un telefono cellulare...
A dire il vero ne aveva di meno della mia macchina per il caffé...
Lo vedevo ruotare e mi sembrava di osservare una cosa aliena, aliena se raffrontata a tutte le immaginifiche fantasie che mi avevano venduto per buone. Di quella cosa non riuscivo ad identificare la natura, non ne traevo ne capo ne coda. Vuoto completo.
Alle 2 e 30 di mattina avevo il cervello in panic.
Hangin’on.

Alla mattina solare raffrontavo la disillusione notturna con alcuni membri della comunità; nei forum leggevo pareri contrastanti, vaneggiamenti su prezzi, capacità di hard disk, porte firewire ed usb, misure in pollici, centimetri, metri, pica, picaz.
Si arrivava anche a toni irritati: “Ma come??? Costa una pazzia!!! Sai quanto costa il disco TALDEITALI??? Ed è dieci volte più grosso.” “Cosa c’entra la Firewire??? Non è compatibile con i PC!!! E’ per un mercato troppo piccolo!!!”
Cose di questo genere.
Io leggevo, andavo nei vari siti a confermare tali asserzioni ed intanto mi domandavo che cosa diavolo era saltato in testa a Jobs: ecletticco, eccentrico, eliocentrico quanto vuoi ma impiegare risorse economiche ed umane per uscirsene, generando un’attesa da Indipendence Day, con un LETTOTRE MP3!!!
The discovery of the hot water, avrebbe detto un mio carissimo amico di Little Italy.
Certamente la cosa non aveva che contribuito ad aumentare l’aspettativa per la serata del giorno dopo, quando fisicamente mi sarei trovato di fronte a quel... quel... iPlorf.
Alla fine, tra il lavoro e la narcolessia, posticipai ogni velenoso commento fino alla data stabilita. Cominciavo a pensare che in fondo non ne valesse la pena spendere dei cicli mentali senza niente di concreto da palpeggiare.
Ciak! Le luci si accendono (sono già accese, anche se fanno poca luce), il cameraman schiocca il dito e la cinepresa comincia a girare. Lorenzo Sangalli di Apple Italia illustra, sulle domande di un giovane dall’aspetto curato, speaker di una sottospecie di trasmissione che tratta hi-tech, le novità che la sede centrale presenta in vista delle prossime festività invernali. I nuovi portatili (migliorati), iTunes 2 (in uscita a novembre) e, non per ultimo, il vero motif che aveva spinto alcuni rappresentanti del nuovo mondo, me compreso, a raggiungere l’artdecocafe, nel quasi-centro di Milano.
La location era particolarmente sofisticata, frutto evidente di una scelta ragionata da parte della società che per Apple.it cura l’immagine ed il marketing: potrei definirlo veramente... cool. Metallo sparso un po’ dovunque, tavoli con piano vetroso pieno di ammenicoli in trasparenza, ampio banco bar con personale in candida camicia bianca. Mi tornavano alla mente i locali per fighetti che distrattamente percepivo nei servizi del Nonsolomoda, quelli dove i ragazzini universitari invecchiati che fanno le pagine web vanno a parlare delle loro esperienze sessuali.
Nel mentre godevo l’accoglienza, la breve intervista si concludeva e molti dei giornalisti ed ospiti registrati, che avevano rigorosamente spaccato il secondo per l’inizio della presentazione, cominciavano a lasciare il posto. Rimaneva un selezionato gruppetto di appassionati che già in altre paritetiche occasioni informatiche avevo intravisto e/o conosciuto. Ma l’invitato di spicco, iPulp, la faceva silenziosamente da padrone. Due gli unici esemplari presenti nel nostro paese, entrambi racchiusi tra quelle mura; uno dei due era stato segregato in una prensile teca espositiva, una sorta di cucciolo d’orso bianco messo in mostra per il ludibrio (e l’adorazione pagana) del popolo. Al secondo toccava un compito rappresentativo più duro: era il testimone che una discreta fila di staffette si passavano con timore quasi reverenziale. Tutti lo volevano vedere, toccare, pesare, misurare. Chi si era portato parametri di confronto, oggetti concorrenti che su una bilancia organica divenivano il contrappeso.

Per la mia valutazione volevo aspettare un momento più tranquillo, quando tutti gli altri avrebbero definitivamente appagato le loro curiosità lasciandomi il tempo di una meticolosa ispezione. Fortunatamente non si parlava di attendere meditabondi come dal mio dottore, circondato da vecchi acciaccati e scatarranti, intenti a scambiarsi verbalmente precise descrizioni dei loro dolori viscerali: l’evento prevedeva un perfetto dîner a base di pasta fredda, ascolane, supplì e vari e non ben identificati composti alimentari. Dal mio arrivo saranno passati venti minuti prima che il primo boccone valicasse la dentatura. Decisamente meno tempo per ordinare il primo dei molti drink.
Ma non di solo cibo vive il primitivo e la degustazione è stata piacevolmente accompagnata da schiette chiacchiere con alcuni e molto cordiali avventori, fortunatamente vicini alla mia professione di creativo (ciao Roberta).
Un paio d’ore dopo, tre o quattro piatti stracolmi dopo, quattro o cinque bibitoni disinfettanti dopo, ero finalmente pronto e predisposto alla mia recensione critica.

Lo ammetto spontaneamente: ero partito per quel viaggio concimato di impietosi pareri negativi, a partire dalla baldanza con la quale Apple giurava sicurezza di vendere ogni singolo pezzo. Trovavo le caratteristiche tecniche semplicemente normali, spazio limitato come disco fisso, inutilmente vasto per un lettore che non porterei mai in giro per una corsetta nel parco o in bicicletta. Troppa la paura di vederlo segnato, o peggio rovinato al suolo, o inceppato dalle troppe ed inevitabili sollecitazioni causate dal movimento. Mi sentivo sbeffeggiato dal prezzo, alto negli States, altissimo da noi sfigati dell’iva (ricordo che stiamo parlando di un oggetto destinato al mercato consumer).
Infine ero indispettito; indispettito dalla disillusione subita nel vedere un possibile acquisto “utile” tramutato nel solito flop (iflop) di menti aliene al nostro imprescindibile provincialismo.
Sentivo dietro alle mie spalle il vecchio Jobs ridere sardonico: sapeva con chi aveva a che fare e nelle sue certezze c’era la sicurezza di un cospicuo quantitativo di evangelizzati worldwide che avrebbero acquistato anche un mattone se marchiato dal Segno. E sapevo di far parte a pieno titolo di questa categoria.
Nel primo momento di calma chiesi gentilmente il permesso di scattare qualche foto, di provarlo con un paio di cuffie non regolamentari.

Maledetto Steve.J.
iPod è piccolo. iPod è decisamente piccolo. Non è un batterio ma è piccolo.
iPod è sottile. All’incirca un pacchetto di fazzoletti di carta quasi pieno. iPod è leggero, sta nel taschino della giacca elegante, senza spuntare come una talpa giapponese ed abbassarti il vestito da un lato.
iPod ha i comandi necessari allo scopo: avanti, indietro, play/pausa e menu. Un bottone da mouse in centro ed una rotella scorrevole sensibile al movimento continuo, previsto per playlist eccessivamente lunghe. Proprio come un topo da scrivania.
iPod è ancora più lucido dell’iBook, ai livelli dell’8810 di Nokia, vittime innocenti di ogni untazza impronta digitale.
iPod ha un nome che probabilmente non suscita niente neanche agli americani.
iPod è una figata.
Non pensiate che mi sia sentito molto meglio dopo questa prevedibile rivelazione. In cuor mio sapevo di andare a sbatterci il muso con tutte le mie velleità orgogliose. Cupertino ha intrapreso ancora una volta la strada illuminata da luci stroboscopiche: non è luminosa e chiara e ci inciampi; non puoi dire che sia buia perché di luce ce né e se ti ci abitui alla fine ti piace un sacco la sensazione che ti ribalta l’equilibrio.
Ero li che me lo maneggiavo, ascoltavo Jazz del nuovo secolo pompato da bassi pieni, armeggiavo tra i menù che di segreto hanno un giochino “rompi-muro”. E me lo rigiravo.
La forma si lascia addomesticare. Non sembra neanche troppo fragile.
Che si segni è inevitabile.
E me lo rigiro ancora.
Il display da cellulare si illumina ricordando i fari allo xeno della Serie 5.
Me lo rigiro e continuo a tirare dei cancheri per quanto costa.
Il problema è proprio questo. Facesse anche le telefonate, ti inventasse delle scuse plausibili per la morosa quando giochi a poker, ti segnasse le coordinante di un gabinetto a Varsavia dove hai perso la carta di credito, ti costa comunque un sacco di soldi.
Lo puoi comprare ma se non hai un vitalizio che ti permette di svegliarti a mezzogiorno ti sentirai rodere la coscienza per un acquisto che, sostanzialmente, è superfluo.
Eppure ti piace un sacco, ti vedi girare per casa, con le orride pantofole nel pigiama di flanella, pluggato con le cuffie mentre snobbi lo stereo da due milioni che fino alla settimana prima adoravi più dei tuoi figli. Ti vedi metterlo in mostra con gli amici macchisti che non se la sentono di criticarti per tutti quei soldi: lo vorrebbero anche loro. E ti senti pure il padrone del numtel quanto lo colleghi alla firewire di un portatile e ci scarichi dentro dei programmi... shareware.
Perciò ti girano parecchio quando sai che il vitalizio non c’é e che un milione a tua moglie fai fatica a nasconderlo.
Ti rimane la consolazione che sono pochi quelli che si alzano a mezzogiorno e si grattano la pancia per le seguenti tre ore senza preoccupazioni; gli altri, gente come te, più o meno consapevolmente sa che tra sei mesi circa arriverà iPod 2, più potente, a colori, con la radio FM, con un lettore per i jpeg, con la funzione di record per i tuoi finti appuntamenti. Anche quello costerà molto ma l’odierno allora sarà sotto le seicento e forse, andando a Misano anziché a Caniggione, te lo porterai a casa.
...
Certo che però averlo tra i primi sarebbe veramente... veramente.

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