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11 Maggio 2003 MacDay 2003
Cronaca di Davide Gori

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Siamo nell'anno domini 2003 e come ogni festa pagana che si rispetti ritorna, in una domenica di sole e promesse estive, l'evento dedicato al mondo Apple ed ai suoi maniacali accoliti, i MacUsers.
Chi sono costoro? Cosa caratterizza un MacUsers e cosa lo rende differente da un comune e talvolta limitato essere umano?
Da anni ormai cerco di coniare una definizione sintetica e possibilmente univoca di questo individuo, in primis perché io stesso rientro nella sua categoria. I passati MacDay, le pizzate mensili e le varie ed eventuali fiere nazionali che vedevano Apple partecipe hanno sicuramente fornito un ampio bacino di spunti dal quale raccogliere impressioni e comportamenti.
Così è stato per l'evento di questa ultima domenica, svoltosi nella nuova e decisamente efficace cornice del Mondadori Multicenter di Milano, situato nell'imparcheggiabile viale Marghera.
Con solo due ore scarse di sonno alle spalle mi si prospettava una giornata per niente adatta a raccogliere dati comportamentali. Figuriamoci aiutare Stefano Stefani, leader del Magic Apple Club e padre fondatore (assieme alla versione 1.0 di Roberto Ferrara) ad organizzare la manifestazione.
Di per se il MacDay è semplice: annunciare un luogo di ritrovo in data primaverile, raccogliere adesioni (elenco partecipanti) dai cari maniaci della Mela sparsi per lo stivale ed isole, trovare un luogo di ritrovo "internet-friendly", arrivare prima di tutti, foderarlo di icone raffiguranti computers e simbologie, attendere l'arrivo dei partecipanti e gestirli, vezzeggiarli, consigliarli fino alla fine della giornata.
Addobbare il già Mac-Oriented Mondadori-Marghera era cosa semplice e solo pochi banner all'ultimo piano costituivano l'opera di abbellimento. Realizzare una rete Airport Extreme per l'occasione, pescando una connessione di rete libera e soprattutto un po' di spazio nell'etere già saturo di network Airport si è rivelato già più impegnativo e colgo quindi l'occasione di ringraziare tutti i ragazzi che mi hanno aiutato offrendo il loro sapere da perfetti Guru.
Nel frattempo Roberto Ferrara, (qui nella versione 2.0 che lo vede nell'organico degli agenti federali di Apple Italia) preparava e coordinava le presentazioni che nel pomeriggio avrebbero intrattenuto ed informato i partecipanti. Emulo di uno Steve Jobs in piena forma, ormai padrone dei segreti di Keynote, Roberto si alternava al piano terra, dove impartiva ordini perentori a noi dello Staff e, orologio alla mano, dava il via con Stefano all'edizione 2003 del MacDay.
Il proseguo non si è discostato molto dai precedenti ormai entrati nella storia: un sacco di partecipanti, curiosi o semplicemente avventori occasionali salivano e scendevano da scale ed ascensore con vista panoramica; osservatori interessati alle macchine ed ai software esposti quasi a simboleggiare un orgoglioso affronto alle comunità degli Infissi Morbidi e Piccoli; tecnici o supposti tali che tempestavano di domande l'esiguo personale e chiunque mostrasse anche un minimo segno di saggezza od una maglietta con la Mela; famiglie alle prime armi nel mondo disastrato della tecnologia, anch'esse in cerca di una luce guida, quasi timorose di apparire troppo acerbe tra tanti uomini e donne dotati di portatili, iPod e macchinine radiocomandate.
La mattinata, ufficialmente iniziata alle 10.30, ha visto fin da subito tavolate più o meno grandi di MacUsers dotati di iBook e PowerBook, così disinvolti ed abituati al loro 'compagno' elettronico da non riuscire neanche un istante a staccarsi da esso. Un flusso di dati scorreva da persona a persona, attraversando arene di battaglia, circuiti automobilistici, stanze per il chat e quanto altro.
In attesa del pomeriggio e delle presentazioni, trovato finalmente un istante per riposare e partecipare alla fiera, armato di un panino con la bresaola e di un vetro di rosso toscano potevo osservare il movimento in progressiva espansione, osservare volti illuminati da schermi a matrice attiva, raccogliere frammenti di discussioni: chi decantava le performances dei propri sistemi, chi mostrava portatili dai prezzi esorbitanti, chi elencava uno ad uno i dispositivi posseduti per l'ammirazione e l'invidia altrui, chi citava a memoria librerie di software sparso per decine di dischi, chi ancora si vantava quasi senza accorgersene le prestazioni della propria connessione FastWeb.
Di sfuggita potevo vedere il resto dell'esiguo staff di cui facevo parte: Eugenio Sighinolfi, ubiquo ed affaccendato come al solito prendeva parte fugacemente alle discussioni delle varie tavole, sorprendendo anche i più tecnici ed informati presenti con spiegazioni dettagliate di prove, test, hack, modifiche e drammaturgici contenziosi con le compagnie italiane di connettività; Federico Gallinari, direttamente dalla capitale, era come al solito un centro di consulenza professionale su due gambe, circondato ogni momento da chi chiedeva il funzionamento di applicativi per il montaggio video, chi cercava una soluzione per l'incompatibiltà di lettori e fotocamere, chi abbisognava di consigli per l'upgrade di hardware e software. Entrambi tanto impegnati a rendere presente l'immagine dello staff così come ad importunare le poche ma belle rappresentanti femminili della comunità.
L'aura di Stefano invece pareva aleggiare in ogni dove, persino nel piano dedicato alla libreria ed alla lettura. Chi lo cercava per proseguire disquisizioni iniziate in forum remoti, chi per farsi registrare come partecipante, chi per dare finalmente un volto al nome così spesso letto su pagine ed email.
Giunte le due e mezza scattava finalmente l'ora delle presentazioni e Roberto Ferrara, con sagacia acquisita in ormai anni di simili eventi, prendeva la parola di fronte ad una platea di attenti e critici osservatori. Tema del giorno l'ensemble di prodotti Apple Digital-Oriented, raccolti nel pacchetto chiamato, molto originalmente, iLife.
All'efficace dimostrazione delle nuove funzionalità di iTunes 4 ed il nuovo formato di codifica AAC è seguito un tour di iPhoto e dei suoi strumenti di ritocco per principianti del colore, arrivando ad un completo montaggio video in iMovie, spunto per mostrare come ogni applicativo sia interlacciato all'altro, con tanto di librerie condivise e semplice trasporto del lavorato verso la destinazione per eccellenza: il DVD.
La cigliegina finale, da molti attesa con crescente curiosità è rappresentata dal nuovo iPod, ora più sottile, più capace, sempre costoso, caricato con un software migliorato e più versatile. Decisamente accattivante nel suo look tutto touch-sensitive, i comandi rossi fuoco ed un piedistallo specifico per la ricarica, la connessione al sistema, l'uscita verso un canale audio stereo diretta e la bella mostra. Nascosto in precedenza da me e Roberto sotto un telo rosso, l'oggettino informatico è divenuto per il resto della giornata tappa obbligatoria di ciascuno, dai possessori del vecchio modello in preda all'ira sacagnina a novizi o semplici curiosi, quasi increduli che in siffatto stretto spessore si nasconda un disco fisso.
Jacopo La Porta, macchista per eccellenza, seguiva Roberto con una presentazione efficace e sarcastica di Keynote, software a mio avviso ancora embrionale ma dagli ampi sviluppi, certamente integrabile con il resto della suite iLife, come suggerito dall'immancabile Cesare Cioni.
Un ultimo evento catalizzatore mancava all'appello ed era il momento di affrontarlo senza timori: il paglio degli iPod. Nel periodo precedente all'evento il buon Stefano, in accordo con il personale di Mondadori era riuscito a combinare la vendita a sorteggio di alcuni iPod serie precedente, rimasti prima dell'arrivo dei modelli nuovi. Eccezionale il prezzo di ciascun formato, decisamente conveniente e vantaggioso, credo forse la vera occasione, il vero momento per acquistare un prodotto, certamente speciale e pratico ma dal prezzo normalmente proibitivo per molti.
Al termine delle presentazioni, Stefano, Eugenio ed una ragazza scelta tra il pubblico hanno preso posto dietro il malfermo bancone del palco e, pescando dalla sporta dei nomi registrati, hanno via via convocato dei fortunati regalando loro in primis magliette, blocchi note, spillette (offerti da Apple Italia) e giochi (offerti da Feral), per arrivare alla possibilità di acquistare gli iPod in promozione. Infatti, dato l'esiguo numero di macchine disponibili il sorteggio era d'obbligo, onde evitare di essere plottati da una folla di informatici inferociti. Come era prevedibile il momento è risultato carico di tensione, nomi che volavano, sospiri di sollievo quando la sorte arrideva agli assenti, che in quel caso si sarebbero attacati al tram.
Il risultato è stato soddisfacente, con i modelli da 5Gb spariti come un temporale in un pomeriggio d'estate, l'unico da 10Gb ambito come fosse fatto di puro platino, e qualche 20Gb risultato più ostico dato il prezzo più alto rispetto agli altri.
Conclusasi questa chermes della sorte non ci rimaneva che godere della compagnia dei pochi e fedeli MacUser rimasti, bersi una cosa assieme commentando la giornata ed il buon tempo regalatoci dal pianeta azzurro, per salutare infine il gentile e disponibilissimo personale di Mondadori, salutare Roberto Ferrara ed Apple Italia per l'immancabile e fondamentale supporto on location, fare l'appello (in 4 si fa presto) e prendere la via di casa.
Sulla strada del ritorno rimangono i bei ricordi di una giornata passata in compagnia di vecchi e nuovi amici, la frenetica preparazione degli eventi, i pareri degli esperti, dei presunti tali, dei profani che per fortuna non mancano mai di ricordarci come è fatto un essere umano senza connesione 24 ore su 24.
Perché forse è questo il MacUser: un essere ormai inscindibile dalla connessione di rete, nella quale riversa le proprie convinzioni e trae cumuli di dati spesso inutili, si perde in ore di gioco di rete rimanendo in studio fino alle quattro di mattina, scarica film e musica che non ascolterà ma che aggiungerà all'elenco in formato .rtf, convinto di essere illuminato rispetto alla massa ma tanto umile da non perdere la speranza che anche gli altri capiscano come per certi versi il nostro mondo sia meno intriso di pippe. Che sia donna o che sia uomo il MacUser non è facile da sopportare, non è facile capirlo, non è facile sfamarlo anche dopo tre pizze ma è indubbio che se dopo tanti anni prende la macchina, arriva a Milano in una domenica illuminata e si passa la giornata al chiuso in mezzo a scatole che a casa vede sette giorni su sette, beh, è da considerarsi un vero pazzo maniaco.
Ma come tutti i veri pazzi maniaci di questo mondo è di gran lunga più umano di molti altri.
Voglio concludere ringraziando chi nella giornata del MacDay 2003 ci ha dato una mano ad allestire, configurare, intrattenere e supportare: Matteo Muraro ed Emanuele Trussoni per la rete e le presentazioni; Jacopo La Porta per la presentazione, la chiacchierata e per avermi fatto rosicare vantandosi di FastWeb; Walter ed Antonio di Mondadori per la disponibilità onnipresente nonostante la domenica.
Un saluto infine a Roberto Ferrara e Barbara Galli di Apple Italia, nonché ad Andrea Tolin, supremo capo, in visita di controllo e public relation. La loro presenza, oltre che confermare la capacità di un'azienda di vedere oltre le cifre e le cravatte, ci ha permesso di rincontrare dei buoni e cari amici.
Arrivederci al MacDay 2004, nella splendida cornice di Cupertino, direttamente in casa del padrone. Steve Jobs ha già confermato la disponibilità del posto ed ha detto che per il mangiare non c'è problema: dice che dietro ad Apple c'è una pizzeria che con 15 dollari ti riempie fino a scoppiare. Però non rilasciano scontrino fiscale.

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