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Siamo
nell'anno domini 2003 e come ogni festa pagana che si rispetti
ritorna, in una domenica di sole e promesse estive, l'evento dedicato
al mondo Apple ed ai suoi maniacali accoliti, i MacUsers.
Chi sono costoro? Cosa caratterizza un MacUsers e cosa lo rende
differente da un comune e talvolta limitato essere umano?
Da anni ormai cerco di coniare una definizione sintetica e possibilmente
univoca di questo individuo, in primis perché io stesso
rientro nella sua categoria. I passati MacDay, le pizzate mensili
e le varie ed eventuali fiere nazionali che vedevano Apple partecipe
hanno sicuramente fornito un ampio bacino di spunti dal quale
raccogliere impressioni e comportamenti.
Così è stato per l'evento di questa ultima domenica,
svoltosi nella nuova e decisamente efficace cornice del Mondadori
Multicenter di Milano, situato nell'imparcheggiabile viale
Marghera.
Con solo due ore scarse di sonno alle spalle mi si prospettava
una giornata per niente adatta a raccogliere dati comportamentali.
Figuriamoci aiutare Stefano Stefani, leader del
Magic Apple Club
e padre fondatore (assieme alla versione 1.0 di Roberto Ferrara)
ad organizzare la manifestazione.
Di per se il MacDay è semplice: annunciare un luogo di
ritrovo in data primaverile, raccogliere adesioni ( elenco
partecipanti) dai cari maniaci della Mela sparsi per lo stivale
ed isole, trovare un luogo di ritrovo "internet-friendly",
arrivare prima di tutti, foderarlo di icone raffiguranti computers
e simbologie, attendere l'arrivo dei partecipanti e gestirli,
vezzeggiarli, consigliarli fino alla fine della giornata.
Addobbare
il già Mac-Oriented Mondadori-Marghera era cosa semplice
e solo pochi banner all'ultimo piano costituivano l'opera di abbellimento.
Realizzare una rete Airport Extreme per l'occasione, pescando
una connessione di rete libera e soprattutto un po' di spazio
nell'etere già saturo di network Airport si è rivelato
già più impegnativo e colgo quindi l'occasione di
ringraziare tutti i ragazzi che mi hanno aiutato offrendo il loro
sapere da perfetti Guru.
Nel frattempo Roberto Ferrara, (qui nella versione
2.0 che lo vede nell'organico degli agenti federali di Apple Italia)
preparava e coordinava le presentazioni che nel pomeriggio avrebbero
intrattenuto ed informato i partecipanti. Emulo di uno Steve Jobs
in piena forma, ormai padrone dei segreti di Keynote, Roberto
si alternava al piano terra, dove impartiva ordini perentori a
noi dello Staff e, orologio alla mano, dava il via con Stefano
all'edizione 2003 del MacDay.
Il proseguo non si è discostato molto dai precedenti ormai
entrati nella storia: un sacco di partecipanti, curiosi o semplicemente
avventori occasionali salivano e scendevano da scale ed ascensore
con vista panoramica; osservatori interessati alle macchine ed
ai software esposti quasi a simboleggiare un orgoglioso affronto
alle comunità degli Infissi Morbidi e Piccoli; tecnici
o supposti tali che tempestavano di domande l'esiguo personale
e chiunque mostrasse anche un minimo segno di saggezza od una
maglietta con la Mela; famiglie alle prime armi nel mondo disastrato
della tecnologia, anch'esse in cerca di una luce guida, quasi
timorose di apparire troppo acerbe tra tanti uomini e donne dotati
di portatili, iPod e macchinine radiocomandate.
La mattinata, ufficialmente iniziata alle 10.30, ha visto fin
da subito tavolate più o meno grandi di MacUsers dotati
di iBook e PowerBook, così
disinvolti ed abituati al loro 'compagno' elettronico da non riuscire
neanche un istante a staccarsi da esso. Un flusso di dati scorreva
da persona a persona, attraversando arene di battaglia, circuiti
automobilistici, stanze per il chat e quanto altro.
In attesa del pomeriggio e delle presentazioni, trovato finalmente
un istante per riposare e partecipare alla fiera, armato di un
panino con la bresaola e di un vetro di rosso toscano potevo osservare
il movimento in progressiva espansione, osservare volti illuminati
da schermi a matrice attiva, raccogliere frammenti di discussioni:
chi decantava le performances dei propri sistemi, chi mostrava
portatili dai prezzi esorbitanti, chi elencava uno ad uno i dispositivi
posseduti per l'ammirazione e l'invidia altrui, chi citava a memoria
librerie di software sparso per decine di dischi, chi ancora si
vantava quasi senza accorgersene le prestazioni della propria
connessione FastWeb.
Di
sfuggita potevo vedere il resto dell'esiguo staff di cui facevo
parte: Eugenio Sighinolfi, ubiquo ed affaccendato
come al solito prendeva parte fugacemente alle discussioni delle
varie tavole, sorprendendo anche i più tecnici ed informati
presenti con spiegazioni dettagliate di prove, test, hack, modifiche
e drammaturgici contenziosi con le compagnie italiane di connettività;
Federico Gallinari, direttamente dalla capitale,
era come al solito un centro di consulenza professionale su due
gambe, circondato ogni momento da chi chiedeva il funzionamento
di applicativi per il montaggio video, chi cercava una soluzione
per l'incompatibiltà di lettori e fotocamere, chi abbisognava
di consigli per l'upgrade di hardware e software. Entrambi tanto
impegnati a rendere presente l'immagine dello staff così
come ad importunare le poche ma belle rappresentanti femminili
della comunità.
L'aura di Stefano invece pareva aleggiare in ogni dove, persino
nel piano dedicato alla libreria ed alla lettura. Chi lo cercava
per proseguire disquisizioni iniziate in forum remoti, chi per
farsi registrare come partecipante, chi per dare finalmente un
volto al nome così spesso letto su pagine ed email.
Giunte le due e mezza scattava finalmente l'ora delle presentazioni
e Roberto Ferrara, con sagacia acquisita in ormai
anni di simili eventi, prendeva la parola di fronte ad una platea
di attenti e critici osservatori. Tema del giorno l'ensemble di
prodotti Apple Digital-Oriented, raccolti nel pacchetto chiamato,
molto originalmente, iLife.
All'efficace dimostrazione delle nuove funzionalità di
iTunes 4 ed il nuovo formato di codifica AAC è
seguito un tour di iPhoto e dei suoi strumenti
di ritocco per principianti del colore, arrivando ad un completo
montaggio video in iMovie, spunto per mostrare
come ogni applicativo sia interlacciato all'altro, con tanto di
librerie condivise e semplice trasporto del lavorato verso la
destinazione per eccellenza: il DVD.
La
cigliegina finale, da molti attesa con crescente curiosità
è rappresentata dal nuovo iPod, ora più
sottile, più capace, sempre costoso, caricato con un software
migliorato e più versatile. Decisamente accattivante nel
suo look tutto touch-sensitive, i comandi rossi fuoco ed un piedistallo
specifico per la ricarica, la connessione al sistema, l'uscita
verso un canale audio stereo diretta e la bella mostra. Nascosto
in precedenza da me e Roberto sotto un telo rosso, l'oggettino
informatico è divenuto per il resto della giornata tappa
obbligatoria di ciascuno, dai possessori del vecchio modello in
preda all'ira sacagnina a novizi o semplici curiosi, quasi increduli
che in siffatto stretto spessore si nasconda un disco fisso.
Jacopo La Porta, macchista per eccellenza, seguiva
Roberto con una presentazione efficace e sarcastica di Keynote,
software a mio avviso ancora embrionale ma dagli ampi sviluppi,
certamente integrabile con il resto della suite iLife,
come suggerito dall'immancabile Cesare Cioni.
Un ultimo evento catalizzatore mancava all'appello ed era il momento
di affrontarlo senza timori: il paglio degli iPod. Nel periodo
precedente all'evento il buon Stefano, in accordo con il personale
di Mondadori era riuscito a combinare la vendita a sorteggio di
alcuni iPod serie precedente, rimasti prima dell'arrivo dei modelli
nuovi. Eccezionale il prezzo di ciascun formato, decisamente conveniente
e vantaggioso, credo forse la vera occasione, il vero momento
per acquistare un prodotto, certamente speciale e pratico ma dal
prezzo normalmente proibitivo per molti.
Al termine delle presentazioni, Stefano, Eugenio ed una ragazza
scelta tra il pubblico hanno preso posto dietro il malfermo bancone
del palco e, pescando dalla sporta dei nomi registrati, hanno
via via convocato dei fortunati regalando loro in primis magliette,
blocchi note, spillette (offerti da Apple
Italia) e giochi (offerti da Feral),
per arrivare alla possibilità di acquistare gli iPod in
promozione. Infatti, dato l'esiguo numero di macchine disponibili
il sorteggio era d'obbligo, onde evitare di essere plottati da
una folla di informatici inferociti. Come era prevedibile il momento
è risultato carico di tensione, nomi che volavano, sospiri
di sollievo quando la sorte arrideva agli assenti, che in quel
caso si sarebbero attacati al tram.
Il risultato è stato soddisfacente, con i modelli da 5Gb
spariti come un temporale in un pomeriggio d'estate, l'unico da
10Gb ambito come fosse fatto di puro platino,
e qualche 20Gb risultato più ostico dato
il prezzo più alto rispetto agli altri.
Conclusasi questa chermes della sorte non ci rimaneva che godere
della compagnia dei pochi e fedeli MacUser rimasti, bersi una
cosa assieme commentando la giornata ed il buon tempo regalatoci
dal pianeta azzurro, per salutare infine il gentile e disponibilissimo
personale di Mondadori, salutare Roberto Ferrara ed Apple Italia
per l'immancabile e fondamentale supporto on location, fare l'appello
(in 4 si fa presto) e prendere la via di casa.
Sulla strada del ritorno rimangono i bei ricordi di una giornata
passata in compagnia di vecchi e nuovi amici, la frenetica preparazione
degli eventi, i pareri degli esperti, dei presunti tali, dei profani
che per fortuna non mancano mai di ricordarci come è fatto
un essere umano senza connesione 24 ore su 24.
Perché forse è questo il MacUser: un essere ormai
inscindibile dalla connessione di rete, nella quale riversa le
proprie convinzioni e trae cumuli di dati spesso inutili, si perde
in ore di gioco di rete rimanendo in studio fino alle quattro
di mattina, scarica film e musica che non ascolterà ma
che aggiungerà all'elenco in formato .rtf, convinto di
essere illuminato rispetto alla massa ma tanto umile da non perdere
la speranza che anche gli altri capiscano come per certi versi
il nostro mondo sia meno intriso di pippe. Che sia donna o che
sia uomo il MacUser non è facile da sopportare, non è
facile capirlo, non è facile sfamarlo anche dopo tre pizze
ma è indubbio che se dopo tanti anni prende la macchina,
arriva a Milano in una domenica illuminata e si passa la giornata
al chiuso in mezzo a scatole che a casa vede sette giorni su sette,
beh, è da considerarsi un vero pazzo maniaco.
Ma come tutti i veri pazzi maniaci di questo mondo è di
gran lunga più umano di molti altri.
Voglio concludere ringraziando chi nella giornata del MacDay 2003
ci ha dato una mano ad allestire, configurare, intrattenere e
supportare: Matteo Muraro ed Emanuele
Trussoni per la rete e le presentazioni; Jacopo
La Porta per la presentazione, la chiacchierata e per
avermi fatto rosicare vantandosi di FastWeb; Walter
ed Antonio di Mondadori per la disponibilità
onnipresente nonostante la domenica.
Un saluto infine a Roberto Ferrara e Barbara
Galli di Apple Italia, nonché ad Andrea
Tolin, supremo capo, in visita di controllo e public
relation. La loro presenza, oltre che confermare la capacità
di un'azienda di vedere oltre le cifre e le cravatte, ci ha permesso
di rincontrare dei buoni e cari amici.
Arrivederci al MacDay 2004, nella splendida cornice
di Cupertino, direttamente in casa del padrone.
Steve Jobs ha già confermato la disponibilità
del posto ed ha detto che per il mangiare non c'è problema:
dice che dietro ad Apple c'è una pizzeria che con 15 dollari
ti riempie fino a scoppiare. Però non rilasciano scontrino
fiscale.
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