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Piccola premessa:
il seguente articolo, come vi sembrerà evidente, è
scritto da un membro della specie maschile e tratta del rapporto
spesso conflittuale che intercorre tra la maggioranza del genere
femminile e tutto quello che rientra nella sfera del tecnologico-meccanico.
Nel corso della lettura potrà sfiorarvi il pensiero che
lautore cerchi di comunicarvi un'idea di indole maschilista;
a questo pro voglio assicurare tutte le lettrici asserendo che,
nonostante le apparenze, io parto da un profondo credo femminista,
nutro anzi una passione sfrenata per le donne, senza le quali
la mia vita sarebbe stata decisamente, incredibilmente, monotonamente
più semplice.
(fine della piccola leccata preventiva)
Le donne. Ah, quale splendido e meraviglioso angelo
poetico.
Immortalato nel corso di generazioni da versi rimati, prose sincere,
statuari dipinti incapaci dimprigionarne la trascendente
bellezza.
A loro hanno votato la vita molti uomini, dai potenti sovrani
ai più miseri rinnegati della società. Per ciascuno
di loro la donna è stata sinonimo di dannazione, aspirazione,
desiderio così forte da ridicolizzare listintiva
paura della morte.
Dalle piane della mutabile Pangea fino alloggi virtuale,
ha luogo la ricerca delle ricerche, verso il tesoro più
prezioso che oro e platino affossa nellombra. Eppure, proprio
a causa del devastante potere che la femmina esercita sul suo
pari, ella è stato oggetto nel tempo di repressioni, limitazioni,
umiliazioni che purtroppo ancora oggi, in alcuni paleolitici paesi,
rimangono odiosamente incise nei dettami sociali.
Non che nel resto del mondo sia tutto rose e fiorellini profumati:
precluse ancora da particolari ruoli di comando, forse solo per
bigotteria senile, le belle, brutte, intelligenti o sceme, denunciano
in coro unanime quanto la loro scala in salita sia molto
più in salita di quella maschile.
Procediamo quindi, mano per mano, verso un futuro incerto amando
ed odiando chi più riteniamo necessario, forse troppo orgogliosi
di ammettere quanto soli siamo al buio, di notte.
Ma nellera della forma e dellinformazione
che tutto svela e tutto commercia, possiamo ancora noi, mancati
Torquemada, sostenere la nostra forza ed il nostro coraggio come
pilastri che ci sorreggono al di sopra delle evidenti uguaglianze?
La donna è realmente... ...realmente... ... dunque... (devo
stare attento a non tirarmi la zappa sui piedi...) ..., ... realmente
inferiore? (pessima scelta)
Un paio di secoli fa porsi un quesito del genere
significava andare incontro a serie complicazioni: si veniva bruciati,
impalati, impiccati, sculacciati (alcuni ci prendevano gusto),
si veniva messi in condizione di rinnegare luguaglianza
del sesso debole, il quale subiva le stesse cose per molto meno.
Oggi se ti fai araldo del femminismo passi per tre fasi, non di
tortura ma di una cosa che le si avvicina: prima ti prendono per
uno che vuole fare il furbo, che cerca di agganciare qualche donna
fingendosi diverso dagli altri; se insisti ti prendono
seriamente per un diverso e gli amici cominciano a
scansarti; quando riveli che gli attributi li hai ancora e le
tue intenzioni sono sincere allora compi il salto qualitativo,
con donne che ti rispettano e ti amano, uomini che cercano maldestramente
di imitarti e solo i pochi bigotti rimasti commentano laconicamente
la tua crociata.
In realtà tu sei ancora un maschilista DOC e hai fatto
tutta questa pantomima per farti la morosa nuova e, se ti capita
laggancio giusto, ci metti circa 2 giorni a smettere i panni
del paladino senza macchia e rivestire il comodo ruolo di rutto-man,
volgare, disordinato, petomane, sbrigativo e straordinariamente
a tuo agio con la tecnologia che ti circonda.
Si perché, alla fin fine, non vuol dire essere sessisti
quando si afferma che le donne con le macchine, da quelle a quattro
ruote fino a quelle con lo schermo, non hanno proprio colpa. Significa
semplicemente essere sinceri.
Esempio pratico: ogni ragazza sotto i 25 che ho incontrato in
vita mia, a conoscenza della mia affinità con il tasto,
non aveva la benché minima idea di come si facesse ad accendere
un computer. Non scherzo. Ridacchiavano, facevano un po
le fusa e ti buttavano la domanda lì, come se ti avessero
chiesto che tipo di musica ascolti.
Ma scusa, tu non fai lillustratrice e lavori sui Mac?
le domando io credendo che mi pigliasse per il culo.
Si, ma quando arrivo alla mattina lo trovo sempre acceso.
Poi fammi vedere come si fa a spegnere che mi hanno detto che
nei Mac non si usa il pulsante.
Eh già, maledetto pulsante.
Attenzione, voglio precisare fin da ora: con questo non è
mia intenzione sottintendere che la mia amica o le altre donne-elettriche
non siano capaci di produrre utilizzando il computer. Anzi, solitamente
sono pure brave, grafiche incallite capaci di realizzare scontorni
certosini, contabili che scorrono da un programma allaltro
seguendoti la tua partita doppia e lo scarico ed il carico di
magazzino; altre ancora programmano interi database SQL nellarco
di poche ore, cose che un uomo ci metterebbe una settimana come
minimo (anche perché passa il 70% della sua giornata alla
macchinetta del caffè). Ogni tipo di attività che
richiede meticolosità, precisione e dedizione le vede decisamente
muoversi con disinvoltura, surclassando gli Adamo che, colpiti
nel punto dellorgoglio, ripiegano con le discriminazioni.
Ad una condizione però, care le mie sorelline:
ogni cosa deve andare per il verso giusto; la macchina deve essere
installata e funzionante al 100%. I fogli di carta nella stampante
devono essere già stati smossi e ben allineati nel cassettino,
il fermo che definisce il formato non deve trovarsi in posizioni
alternative a quella che serve a loro. Già perché
in caso contrario il panico si disegna sugli occhi, deforma volti
e causa disorientamento e sintomi da eletrocuzione.
Ancora unaltro esempio:
mi chiama unamica, che lavora nel tessile (pessima scelta
lavorativa): Ciao Dave, ti disturbo? Il tono è
pacato, sembra stanca oltre il normale. Beh, a dire il vero
sono un po incasinato ma se posso.... Ero incredibilmente
impegnato, indietro come sempre di ogni scadenza.
Credo di avere rotto il computer.
...
mugolii
Dunque. Spiegami bene cosa è successo.
Niente. Io non ho fatto niente.
Trak! Già scattato il senso di colpa che mette sulla difensiva.
Spiegami tutto. Io già comincio a spazientirmi.
Stavo lavorando con Photoshop, stavo lavorando su unimmagine
con il timbro, unimmagine (ira ira ira ira ira ma
valle a far capire che lo strumento usato non centra un fico secco...ira
ira ira) che devo consegnare al corso per un esame. Ad un
tratto il mouse ha smesso di lavorare ed è comparsa una
finestrella bianca nel mezzo dello schermo.
E cosa cera scritto nella finestrella?
Niente. Si muoveva un po ma non succedeva niente.
Era tutto bloccato.
Beh, non mi sembra niente di grave. Una bomba. A me ne capita
almeno una al giorno.
Una... cosa?
Una bomba.
Cosa vuol dire?
E qui lerrore è mio, o meglio, di noi maschietti
elettrici. In effetti, come succede con gli amici con cui vado
a girare in skate, è facile per il disinvolto cavernicolo
crearsi ed adottare un linguaggio privato che in poco tempo è
assimilato nella tribù, come o meglio dellidioma
nazionale.
Parli di lanci, di roll, di half o fai riferimenti a bombe, IP,
DNS, drivers, ram quasi stessi parlando di chiodi e martello.
Io non ci faccio più caso e nelle rare occasioni che mi
vedono con gente profana, rimango spiazzato quasi non avessero
capito le parole pane, marmellata, pizza.
Non mi rendo conto dessere io quello che adopera termini
alieni al comune pubblico, termini che prenderanno piede presto
o tardi ma che, al momento, hanno un suono troppo... nuovo.
Beh, dai. Non ti preoccupare. Può succedere. Avrai
perso il lavoro che stavi facendo. Ti è successo ancora
dopo di quella?
Non lo so.
Eh?
Non lo so. Non ho più acceso il computer.
Beh, ma quando lo hai riavviato ti ha dato altri problemi?
Riavviato?
Si... cioè... quando lo hai... riavviato.
Mah. Era tutto bloccato. Io per spegnerlo vado su altro
ma non funzionava.
E quindi...?
Non si muoveva allora ho staccato la spina.
Ah.
Ho fatto male? Ho fatto qualcosa di grave?
ASSOLUTAMENTE NO! Hai fatto bene! Quando succede quel genere
di cose è lunica alternativa.
Allora posso riaccenderlo?
Si si, riaccendilo. Riattacca la spina e premi il pulsante.
La spina, riattaccala prima.
Come?
Niente. Senti, ho la telefonata di un cliente, ti devo lasciare.
Ciao.
Cose di questo tipo, insomma.
Lei, la mia amica della spina, dannatamente brava a disegnare.
Aveva imparato Flash nel giro di una settimana e non aveva fatto
altro che tenersi a fianco il manuale per le procedure più
articolate.
Casi isolati? Dite che ho amiche un po disastrate? Errato.
Siate sincere ragazze e signore, forza. Di queste cose me ne capitano
in continuazione ed ormai ho assunto una serena rassegnazione,
tanto da trovare simpatiche le vostre febbricitanti problematiche.
Di tutto altro stampo le telefonate dassistenza da parte
di uomini: meno rare ma non per questo meno dolorose. Forse peggiori.
Capita gente piena di soldi, con Titanium nuovi di pacca, massima
configurazione possibile, tanta ram da non essere nemmeno supportata,
un oggetto che io non riuscirei a far uscire di casa per paura
dellerosione naturale; se ne arrivano con la faccia frustrata
e gli occhi pallati, scuotendo la testa perché con i loro
10 milioni, spesi solo per gestire quattro mail sfigate e spedire
delle immagini da fotocamera, non riescono a completare una connessione
in Internet, o perché non riescono a gestire il telefono
come modem wireless. Vagli a spiegare che non tutti i telefoni
funzionano o prevedono la connessione, vagli a spiegare che devono
spendere altre cento carte per un maledetto cavo usb, vagli a
spiegare che i raggi infrarossi non fanno le curve come i motorini
e se vuole far andare quel maledetto accesso remoto le porte devono
essere comunicanti.
E tutto, poi, solo per potersi collegare alle chat sex-oriented
mentre sono in albergo!!!
In questo caso le donne sono meglio: con meno pulsioni sessuali
autonome (dichiarate) vanno in Internet solo per reali necessità,
provano un paio di volte con scarsi risultati, incapaci di fargli
prendere la linea; sbuffano e maledicono i computer, duplicano
per sbaglio tre o quattro cartelle sistema, spengono la macchina
mentre inizia Harem e, nel riporre i portatili nelle valigie o
sistemando le copertine antipolvere sui desktop, si accorgono
che il cavo del telefono è rimasto collegato; beh, non
serve, quindi lo staccano dalla presa Ethernet nel quale lo spinotto
ci ballava il tango e domani mattina telefoneranno dicendo che
la macchina è rotta.
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