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Ammettiamolo, questa è la domanda che ogni
acquirente dell'information technology si pone al momento di acquistare
un personal computer. Vuoi le opinioni degli amici, vuoi il costo
dell'apparecchio portatile generalmente sempre più alto
dei desktop, vuoi l'incertezza legata alle nostre abitudini che
crediamo possano essere sconvolte da un sistema differente e,
per certi versi, più limitato. Un tempo le cose erano queste:
i computer portatili costavano una pazzia (anche quelli più
lenti) ed il loro utilizzo era ristretto a poche e specifiche
applicazioni, generalmente testuali data la limitata capacità
grafica, a partire dal video in bianco e nero. La metà
degli anni '80 ha visto modelli di svariate forme e capacità,
firmati da aziende prestigiose già per quei tempi, poco
differenti tra loro se non per minimi dettagli in quanto prestazioni
e connettività. Ricordo un computer della Sharp, scovato
da un amico d'infanzia in non so quale giro di favori, dotato
di uno schermo basso e largo, rigorosamente LCD non illuminato.
Si trattava in pratica di una grossa e scomodissima calcolatrice
gigante, forse più ignorante dato che il sistema operativo
doveva essere caricato da dischetti 3.5 (una novità degli
anni) e poco faceva se non editare dei TXT. A corredo portava
due seriali, una parallela e niente più; l'idea di allacciare
un monitor esterno, di entrare con un jack audio e registrare
dei rutti oppure vedersi un DVD in viaggio erano fantasie remote,
ipotetiche speranze. Tuttavia per noi possessori di PC (bleach!)
desktop e smanettoni con il cover sempre rimosso quel limitato
e pesantissimo arnese era classificato al pari di una reliquia
egizia, un simbolo di potere, tecnologia e successo. Parrebbe
stupido ma noi la vedevamo in questo modo e non eravamo i soli.
Proprio in quegli anni infatti stava nascendo la vera e propria
moda dei PC con le Finestre dentro, le schede grafiche montate
di serie non erano più le EGA (o peggio le CGA sulle quali
non commenterò oltre... sarebbe come sparare alle ambulanze)
ma le VGA o, addirittura, le SuperVGA! Cosa avessero di super
nessuno poteva dirlo con certezza, forse solo il prezzo, però
ti prendevano per il culo se non avevi il Super. L'industria ludica,
da allora dominata dall'avventata Commodore in perenne lotta con
Atari per la supremazia dei colori, vedeva nuove ed interessanti
potenzialità verso macchine altamente più espandibili,
già largamente utilizzate in ambienti di lavoro. I progettisti
di software non ci misero molto a capire che "certe aziende"
avrebbero fatto carte false per spingere i loro sistemi verso
ogni plausibile direzione ed il primo a salire in groppa avrebbe
cavalcato molto più agevolmente degli ultimi, costretti
a rincorrere le punte su dei cavalli bolsi. La storia da lì
in poi la conosciamo tutti, aziende crollate, aziende cresciute,
business per miliardi di dollari e gran cause per violazioni dei
diritti d'autore. Decisamente anche gli avvocati erano contenti
della tecnologia di allora. Non con lo stesso slancio esponenziale
dei fratelli da scrivania, i sistemi portatili cominciarono a
trovare una giusta collocazione nell'ambito della connettività,
nel campo dell'industria ed in ogni altro settore che non richiedesse
prestazioni grafiche. Anche qui la solita Mela decide di sconvolgere
lo status quo e, forte di una tecnologia a cristalli liquidissimi,
molto passivi e retro illuminati (poco), se ne uscì con
la prima gamma di portatili in grado di caricare lo stesso sistema
operativo grafico usato dagli altri suoi modelli. Vuoi il mercato
Apple più in ombra rispetto agli altri (altro...), vuoi
le prestazioni comunque non equiparabili a quelle di un monitor
a 256 colori, quel prodotto ed i successivi trovarono ottimo riscontro
solo in quella fascia che già ne conosceva i pregi. Si
trattò di una rivoluzione che fece comprendere a molte
case costruttrici quanto le nuove possibilità offerte da
materiali e micro-dispositivi avrebbero garantito, anche ai laptop,
ampi utilizzi. Non si capiva quale molla spingeva gli utenti verso
quelle spese pazzesche, rapportate ad utilizzi ancora specifici:
alle crescenti capacità grafiche si contrapponevano ancora
limitazioni di carattere mnemonico: la RAM bastava per caricare
il sistema operativo e poi alzava la bandiera bianca, l'introduzione
dei primi HD, che incrementò il costo delle unità
ancora di più data la tecnologia compatta, a sua volta
garantiva spazio limitato per documenti testuali, fogli di calcolo
files di sistema; se volevi un archivio di immagini ti dovevi
portare dietro un contenitore di dischetti. Eppure il mercato
c'era; la gente danarosa acquistava e si vantava; aziende folli
fornivano ogni agente esterno di un portatile con il quale fare
i conti in faccia al cliente. Quest'ultimo rimaneva basito e l'immagine
della compagnia s'impreziosiva. Gli anni passavano e l'arrivo
dei '90 fu, come per tante altre cose, il punto di svolta della
scena informatica. Una svolta che vedeva grandi e potentissime
macchine in grado di lanciare testate nucleari e giocare a scacchi
contro i russi (che per allora era la stessa cosa), grandi complessi
industriali ottimizzare integrati dalle performances mirabolanti,
software veramente utili alla produzione, alla creazione, al gioco;
ma il vero giro di boa fu più silente, meno appariscente
se non analizzato sulla scala dei decenni: un progressivo e massiccio
calo dei prezzi verso ogni direzione dava la possibilità
ai ragazzini, universitari, a chiunque provasse il fascino attrattivo
del futuro di entrare in possesso di vere e proprie workstations
capaci di macinare grafica pittorica, gestire modesti brani sonori,
elaborare ambienti tridimensionali simulando i principi fisici
dei materiali e delle luci. Alle spalle ci lasciavamo gli incredibili
sebbene "meccanici" effetti dei primi Guerre Stellari,
le costose scenografie luminose di Ghostbusters, puerili esercizi
come Howard il Papero Spaziale. Il mondo della cinematografia
esplose letteralmente di effetti scenici che anche le più
limitate case di produzione potevano adesso inserire nelle loro
sceneggiature. Forse i più portati alla fantasia ipotizzavano,
quasi ridendoci sopra, un'era dove attori, scene, il sole e la
luna nascevano e morivano interamente in digitale, così
simili al reale da confondere l'audience. Le festività
come il Natale ed i compleanni persero la sacralità e la
sorpresa intrinseca: i bambini ora ne sapevano più dei
genitori, gli programmavano i videoregistratori e stilavano una
lista di componenti hardware e software degna di un ingegnere
dei tempi dell'Apollo. Fu letteralmente un massacro delle gerarchie.
Meno costosi e decisamente più evoluti dei predecessori,
i portatili di fascia alta si affiancavano alle stazioni desktop
ed alcuni vennero dotati direttamente di monitor a matrice attiva
(più fedele nella resa) ed integrati sonori. La serie 160
di Apple fu un passo pionieristico verso i nostri giorni: l'ambiente
di sistema era lo stesso dei desktop, il modello più grande
gestiva 256 colori, lettore di dischetti e disco fisso con spazio
per documenti ed immagini. Allora frequentavo la terza classe
superiore ed il mio primo Mac fu proprio quel 160 in bianco e
nero, che ancora sfoggio nel negozio. Ricordo che durante le lezioni
di matematica installai Photoshop e cominciai a scoprirne le funzioni,
creando immagini che potevo salvare e ripescare dal disco; non
che fosse una novità per me, dopo la gavetta fatta con
Deluxe Paint ed il disco da 20Mb della commodoro, però
quelle stesse cose le avevo sempre legate al talamo della mia
stanza. Invece ora mi stavo divertendo come un fesso a fare disegnini
su un banco di scuola, con un computer che mi stava nello zaino,
in grado anche di registrare onomatopeici stralci audio direttamente
dal system. Negli anni successivi aziende come Big Blue integrarono
direttamente schermi a colori nelle fasce entry level e tentarono
di risolvere il dilemma del mouse e della freccina con assurdi
pistolini rossi immersi nella tastiera. E pensare che ho conosciuto
persino invasati fermamente convinti della genialità e
comodità di quell'orrore. Sarò stato handicappato
io ma per selezionare due icone in Finestre ci mettevo un quarto
d'ora e con quella cosa ci avrei dovuto disegnare.... Va beh.
Il resto della storia è noto a tutti e mi porterebbe ancora
ad iniziare paragrafi con "Gli anni passarono", "L'evoluzione
successiva", eccetera. Vediamo l'oggi.
Le cose parrebbero cambiate sensibilmente. Anzi,
sono cambiate in modo megalitico ed i portatili la fanno da padroni.
Se prima la scelta ricadeva su questo tipo di macchine solo in
"estremi" casi di necessità, come la portabilità
di dati testuali, il controllo di server e macchine net o il desiderio
di mostrare agli altri la capacità di buttare soldi dalla
finestra per aggeggi inutili, adesso i notebook (termine che se
usato in una riunione di lavoro rende molto fighi) non hanno nulla
da invidiare ai sistemi desk o alle workstations grafiche per
professionisti. Capita talvolta il sorpasso, come nel caso dei
Titanium G4 di Apple Computer. A prescindere dal lato estetico,
icona classica per la società di Cupertino, gli ingranaggi
che muovono questa macchina sono stati definiti, dalla crème
delle riviste specializzate, lo stato dell'arte per compattezza,
prestazioni, consumi, via così. Entriamo in un megastore
dell'elettronica e dirigiamoci senza indugio verso la bacheca
sulla sinistra. Eccolo lì, il maledetto. Dettagli come
lo schermo 16/9, il mirroring su monitors esterni o sistemi compositi
incrementano il numero di possibili utilizzi di un computer che
non limita l'utente in nessun modo. No, uno c'è: il costo.
Infatti il Titanium brilla tanto per le prestazioni quanto per
il numero di cifre sulla sua targhetta, paragonabile ai costi
di quelle famose, vecchie e buffe unità che io ed i miei
amici sognavamo nella cameretta. La cifra è spesso improponibile
per quei singoli professionisti che, altrimenti, acquisirebbero
l'ideale strumento per la produzione e la presentazione dei loro
lavori. Stavamo guardando la vetrina giusto? Ci eravamo soffermati
in preda all'estasi, attirati da quel metallo sottile, dallo schermo
assurdo e dall'immagine di noi che ci presentiamo a clienti (e
soprattutto amici) reggendo in mano quell'oggetto del desiderio.
Ma la nostra carta di credito ha più senno di noi e ci
trascina via. Siccome ci troviamo nella fascia di prezzo più
alta, il Titanium è in compagnia. Mmmm... Sony, Philips,
IBM, Sharp (ma non facevano orologi?) Ora voi sarete portati a
credere che da qui in poi io non farò altro che ridicolizzare,
denigrare e sminuire questi marchi contestando il buon gusto delle
loro creazioni. Invece no, siete in errore. Quasi. Per primo non
voglio cadere nell'ovvietà; secondo cercherò questa
volta di rimanere quanto più neutrale mi sia concesso (poco),
puntualizzando i termini comuni di questi prodotti ed avanzando
quelle perplessità che mi si presentano alla loro vista.
A guardarli tutti assieme sembrano accomunati da un unico filo
progettuale, ironizzato anche dal medio-nevrotico Steve J.: sono
tutti neri, scuri! Ma devo andarci ad un funerale con questi così?
Magari ci sono le versioni anche per i normali esseri umani, in
giallo, verde, acquamarina. "No", mi dice il commesso,
"ci sono solo in questa colorazione" (lo chiesi sul
serio, in un negozio di Milano, ed il tizio mi guardava come se
fossi matto...). Certo il matto lo facevo in quell'occasione ma
i ragazzi della Sony dovevano avere delle spie in quel luogo,
perché neanche qualche mese dopo uscì il penultimo
Vajo, una specie di panino/caramella blu e grigio, ornato all'esterno
da una corona di bottoncini per l'avvio del lettore CD e l'ascolto
di MP3 anche in modalità chiusa. Ma siamo seri! Anche altri
avevano avuto la stessa folgorazione e come risultato gli stessi
non si sono ripetuti una seconda volta. Ditemi voi se per ascoltare
un CD mi tocca armeggiare con il portatile nella valigia, mettermi
le cuffie e tastare alla cieca i micro-bottoncini posti alla rinfusa!
Poi mi devo sedere ad un tavolo e se appoggio la borsa per terra
il cavetto mi tira il cranio. Se non sono irrecuperabilmente malato
userò un lettore CD portatile. Se avevo i soldi per il
Vajo li ho anche per questo. Per il resto sono tutte macchine
potenti e per chi desidera portarsi dietro quel sistema operativo
si tratta dell'alternativa migliore. In fondo la loro carta vincente
e un prezzo alto ma accettabile. La vetrina che stavamo ispezionando
prosegue ancora per poco, finendo su un pacchetto bianco chiaro,
con una bordatura grigia ed una serie di fori irregolari sulla
sinistra. Ah, è l'iBook, si legge sulla targhetta.
Che dire... secondo me è geniale. Se il
Titanium è l'ideale oggetto del desiderio, la naturale
espressione dell'era moderna, l'iBook rappresenta a ragion veduta
l'esaltazione della sintesi, delle potenzialità e della
comodità. Ed in fondo è questo che l'acquirente
del computer portatile deve cercare. Siate sinceri con voi stessi
anche se fino ad ora non avete trovato altro che ragionevoli motivi
di dissenso. Se si chiama "portatile" ci sarà
un motivo. Deve essere leggero; deve essere piccolo in modo da
trovare posto anche in borse e valigie parzialmente occupate;
deve consentirci di lavorare con tutte le nostre applicazioni,
almeno una alla volta, con prestazioni "discrete", che
garantiscano la lettura, piuttosto che la creazione. Con questo
non voglio dire che avere le prestazioni per elaborare un rendering
della Cappella Sistina, con icone sacre e persone in preghiera,
mentre sono in albergo a Lugano o sulla scrivania della mia cameretta,
non sia una figata. Altro ancora, la durata della batteria: mai
abbastanza quindi processori "grossi e tozzi" magari
permettono di lavorare decentemente con Photoshop e di friggere
delle uova sulla loro superficie ma cosa mi serve se dopo un'ora
devo spegnere ed attaccarmi alla rete? Ammennicoli inutili come
quei famosi tastini sopraccitati, elaborate cerniere di chiusura
che non combaciano perfettamente tra schermo e case, sportellini
in plastica con gancetti dalle ore contate sono tutti elementi
che porteranno il nostro acquisto a possibili incidenti, danni
nella forma e nella funzionalità. L'essenziale deve essere
il concetto guida e nell'iBook è stato compreso alla lettera.
Da poco è stato rilasciato il nuovo modello di Vajo e manco
a farlo apposta sembra un iBook, sottile e leggero, con chiusure
migliorate e tanto feeling "candido". Personalmente
non ho provato ancora questo aggeggio ed aspetterò Smau
per avere gli elementi necessari per parlarne bene o male. La
ritrita filippica del "copiare le idee" ce la risparmiamo,
tanto sarebbe inutile e molto simile al colpirsi da soli con una
mazza ferrata, all'altezza del perineo.
Siamo alle conclusioni finali, conclusioni a dire
il vero banali in quanto a questo punto la visione d'insieme dovrebbe
essere chiara. Il mercato offre portatili economici dalle forme
e capacità mediocri, indicati per coloro che a casa o in
ufficio già possiedono una macchina potente con la quale
produrre; la fascia media (dai tre pali in su) vede l'iBook come
top-class, personalmente provato nei casi di lavoro più
impegnativi, assieme una serie di altri arnesi nero-grigio-scuri
che, oltre a leggere e scrivere documenti di Word, elaborano suoni
ed immagini. Classifichiamo questi ultimi (iBook a parte, ovvio)
come oggetti degni di essere mostrati, senza troppa fierezza però,
ad amici e colleghi. Non riuscirete, infatti, a suscitare molta
invidia dato che troverete sicuramente qualche rompiballe che
conosce a memoria il catalogo Misco, o possiede il modello superiore
al vostro. Alla fine, metallo della Mela brillante sulla cima,
i notebook dal costo elevato offrono capacità, più
o meno, corrispondenti all'esborso richiesto. Siate consapevoli
che pagherete circa due volte il prezzo di un buon sistema Desk
per avere le medesime potenzialità. Questa spesa, in base
all'esperienza di amici, clienti e concorrenti, è concessa
facilmente a chi di soldi ne ha già, a chi conosce delle
macchine informatiche pregi e difetti, che in un portatile sono
spesso distribuiti in quantità maggiore. Certamente farete
un figurone mostrandovi con un ammasso di plastica da sette milioni,
ricordando di scegliere gli ambienti giusti nei quali dare sfoggio
del vostro portafoglio: i profani intenderanno male, uscendosene
con cose del tipo: "COSA? SETTE MILIONI? Sei proprio in pirla!
Io ne ho pagati 3 ed è persino più piccolo"
Vagli a spiegare le differenze. Non succederà con il Titanium.
Per come appare all'esterno potrebbe essere pieno di frutta fresca
pigiata tanto la gente rimarrebbe (e rimane) stupita, attirata
ed invidiosa. Mi accorgo ora che, anche dopo questa finta chiusura,
non ho risposto al nostro profanassimo amico/cliente che ci chiede
consiglio preventivo in vista di un aggiornamento informatico:
Domanda - "Vale la pena comprare un portatile?" Leggesi
"se compro un portatile faccio la figura del furbo o del
fesso?" Risposta - "Si. Fai la figura del furbo"
Un tempo la risposta più prudente sarebbe stata "Dipende";
dipendeva dai soldi che uno possedeva, dalla sua conoscenza del
settore e dalle capacità di distinguere un virus informatico
da un raffreddore. Consigliare anche solo cinque anni fa un siffatto
acquisto comportava assumersi, per conto di altri, grosse responsabilità.
Oggi il rischio di perdere l'amico/cliente è pressoché
nullo: consigliate a chi non possiede altro anche un monitor esterno,
con il quale lavorare nelle ore domiciliari. Non si spaccherà
gli occhi e si sentirà un essere new-economy. Per quanto
mi riguarda, io acquisto ma aspetto ansiosamente il sistema da
polso che aveva la ragazza in Final Fantasy. Magari aspetto anche
la ragazza.
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