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  Se compro un portatile sono più furbo?
di Davide Gori

Ammettiamolo, questa è la domanda che ogni acquirente dell'information technology si pone al momento di acquistare un personal computer. Vuoi le opinioni degli amici, vuoi il costo dell'apparecchio portatile generalmente sempre più alto dei desktop, vuoi l'incertezza legata alle nostre abitudini che crediamo possano essere sconvolte da un sistema differente e, per certi versi, più limitato. Un tempo le cose erano queste: i computer portatili costavano una pazzia (anche quelli più lenti) ed il loro utilizzo era ristretto a poche e specifiche applicazioni, generalmente testuali data la limitata capacità grafica, a partire dal video in bianco e nero. La metà degli anni '80 ha visto modelli di svariate forme e capacità, firmati da aziende prestigiose già per quei tempi, poco differenti tra loro se non per minimi dettagli in quanto prestazioni e connettività. Ricordo un computer della Sharp, scovato da un amico d'infanzia in non so quale giro di favori, dotato di uno schermo basso e largo, rigorosamente LCD non illuminato. Si trattava in pratica di una grossa e scomodissima calcolatrice gigante, forse più ignorante dato che il sistema operativo doveva essere caricato da dischetti 3.5 (una novità degli anni) e poco faceva se non editare dei TXT. A corredo portava due seriali, una parallela e niente più; l'idea di allacciare un monitor esterno, di entrare con un jack audio e registrare dei rutti oppure vedersi un DVD in viaggio erano fantasie remote, ipotetiche speranze. Tuttavia per noi possessori di PC (bleach!) desktop e smanettoni con il cover sempre rimosso quel limitato e pesantissimo arnese era classificato al pari di una reliquia egizia, un simbolo di potere, tecnologia e successo. Parrebbe stupido ma noi la vedevamo in questo modo e non eravamo i soli. Proprio in quegli anni infatti stava nascendo la vera e propria moda dei PC con le Finestre dentro, le schede grafiche montate di serie non erano più le EGA (o peggio le CGA sulle quali non commenterò oltre... sarebbe come sparare alle ambulanze) ma le VGA o, addirittura, le SuperVGA! Cosa avessero di super nessuno poteva dirlo con certezza, forse solo il prezzo, però ti prendevano per il culo se non avevi il Super. L'industria ludica, da allora dominata dall'avventata Commodore in perenne lotta con Atari per la supremazia dei colori, vedeva nuove ed interessanti potenzialità verso macchine altamente più espandibili, già largamente utilizzate in ambienti di lavoro. I progettisti di software non ci misero molto a capire che "certe aziende" avrebbero fatto carte false per spingere i loro sistemi verso ogni plausibile direzione ed il primo a salire in groppa avrebbe cavalcato molto più agevolmente degli ultimi, costretti a rincorrere le punte su dei cavalli bolsi. La storia da lì in poi la conosciamo tutti, aziende crollate, aziende cresciute, business per miliardi di dollari e gran cause per violazioni dei diritti d'autore. Decisamente anche gli avvocati erano contenti della tecnologia di allora. Non con lo stesso slancio esponenziale dei fratelli da scrivania, i sistemi portatili cominciarono a trovare una giusta collocazione nell'ambito della connettività, nel campo dell'industria ed in ogni altro settore che non richiedesse prestazioni grafiche. Anche qui la solita Mela decide di sconvolgere lo status quo e, forte di una tecnologia a cristalli liquidissimi, molto passivi e retro illuminati (poco), se ne uscì con la prima gamma di portatili in grado di caricare lo stesso sistema operativo grafico usato dagli altri suoi modelli. Vuoi il mercato Apple più in ombra rispetto agli altri (altro...), vuoi le prestazioni comunque non equiparabili a quelle di un monitor a 256 colori, quel prodotto ed i successivi trovarono ottimo riscontro solo in quella fascia che già ne conosceva i pregi. Si trattò di una rivoluzione che fece comprendere a molte case costruttrici quanto le nuove possibilità offerte da materiali e micro-dispositivi avrebbero garantito, anche ai laptop, ampi utilizzi. Non si capiva quale molla spingeva gli utenti verso quelle spese pazzesche, rapportate ad utilizzi ancora specifici: alle crescenti capacità grafiche si contrapponevano ancora limitazioni di carattere mnemonico: la RAM bastava per caricare il sistema operativo e poi alzava la bandiera bianca, l'introduzione dei primi HD, che incrementò il costo delle unità ancora di più data la tecnologia compatta, a sua volta garantiva spazio limitato per documenti testuali, fogli di calcolo files di sistema; se volevi un archivio di immagini ti dovevi portare dietro un contenitore di dischetti. Eppure il mercato c'era; la gente danarosa acquistava e si vantava; aziende folli fornivano ogni agente esterno di un portatile con il quale fare i conti in faccia al cliente. Quest'ultimo rimaneva basito e l'immagine della compagnia s'impreziosiva. Gli anni passavano e l'arrivo dei '90 fu, come per tante altre cose, il punto di svolta della scena informatica. Una svolta che vedeva grandi e potentissime macchine in grado di lanciare testate nucleari e giocare a scacchi contro i russi (che per allora era la stessa cosa), grandi complessi industriali ottimizzare integrati dalle performances mirabolanti, software veramente utili alla produzione, alla creazione, al gioco; ma il vero giro di boa fu più silente, meno appariscente se non analizzato sulla scala dei decenni: un progressivo e massiccio calo dei prezzi verso ogni direzione dava la possibilità ai ragazzini, universitari, a chiunque provasse il fascino attrattivo del futuro di entrare in possesso di vere e proprie workstations capaci di macinare grafica pittorica, gestire modesti brani sonori, elaborare ambienti tridimensionali simulando i principi fisici dei materiali e delle luci. Alle spalle ci lasciavamo gli incredibili sebbene "meccanici" effetti dei primi Guerre Stellari, le costose scenografie luminose di Ghostbusters, puerili esercizi come Howard il Papero Spaziale. Il mondo della cinematografia esplose letteralmente di effetti scenici che anche le più limitate case di produzione potevano adesso inserire nelle loro sceneggiature. Forse i più portati alla fantasia ipotizzavano, quasi ridendoci sopra, un'era dove attori, scene, il sole e la luna nascevano e morivano interamente in digitale, così simili al reale da confondere l'audience. Le festività come il Natale ed i compleanni persero la sacralità e la sorpresa intrinseca: i bambini ora ne sapevano più dei genitori, gli programmavano i videoregistratori e stilavano una lista di componenti hardware e software degna di un ingegnere dei tempi dell'Apollo. Fu letteralmente un massacro delle gerarchie. Meno costosi e decisamente più evoluti dei predecessori, i portatili di fascia alta si affiancavano alle stazioni desktop ed alcuni vennero dotati direttamente di monitor a matrice attiva (più fedele nella resa) ed integrati sonori. La serie 160 di Apple fu un passo pionieristico verso i nostri giorni: l'ambiente di sistema era lo stesso dei desktop, il modello più grande gestiva 256 colori, lettore di dischetti e disco fisso con spazio per documenti ed immagini. Allora frequentavo la terza classe superiore ed il mio primo Mac fu proprio quel 160 in bianco e nero, che ancora sfoggio nel negozio. Ricordo che durante le lezioni di matematica installai Photoshop e cominciai a scoprirne le funzioni, creando immagini che potevo salvare e ripescare dal disco; non che fosse una novità per me, dopo la gavetta fatta con Deluxe Paint ed il disco da 20Mb della commodoro, però quelle stesse cose le avevo sempre legate al talamo della mia stanza. Invece ora mi stavo divertendo come un fesso a fare disegnini su un banco di scuola, con un computer che mi stava nello zaino, in grado anche di registrare onomatopeici stralci audio direttamente dal system. Negli anni successivi aziende come Big Blue integrarono direttamente schermi a colori nelle fasce entry level e tentarono di risolvere il dilemma del mouse e della freccina con assurdi pistolini rossi immersi nella tastiera. E pensare che ho conosciuto persino invasati fermamente convinti della genialità e comodità di quell'orrore. Sarò stato handicappato io ma per selezionare due icone in Finestre ci mettevo un quarto d'ora e con quella cosa ci avrei dovuto disegnare.... Va beh. Il resto della storia è noto a tutti e mi porterebbe ancora ad iniziare paragrafi con "Gli anni passarono", "L'evoluzione successiva", eccetera. Vediamo l'oggi.

Le cose parrebbero cambiate sensibilmente. Anzi, sono cambiate in modo megalitico ed i portatili la fanno da padroni. Se prima la scelta ricadeva su questo tipo di macchine solo in "estremi" casi di necessità, come la portabilità di dati testuali, il controllo di server e macchine net o il desiderio di mostrare agli altri la capacità di buttare soldi dalla finestra per aggeggi inutili, adesso i notebook (termine che se usato in una riunione di lavoro rende molto fighi) non hanno nulla da invidiare ai sistemi desk o alle workstations grafiche per professionisti. Capita talvolta il sorpasso, come nel caso dei Titanium G4 di Apple Computer. A prescindere dal lato estetico, icona classica per la società di Cupertino, gli ingranaggi che muovono questa macchina sono stati definiti, dalla crème delle riviste specializzate, lo stato dell'arte per compattezza, prestazioni, consumi, via così. Entriamo in un megastore dell'elettronica e dirigiamoci senza indugio verso la bacheca sulla sinistra. Eccolo lì, il maledetto. Dettagli come lo schermo 16/9, il mirroring su monitors esterni o sistemi compositi incrementano il numero di possibili utilizzi di un computer che non limita l'utente in nessun modo. No, uno c'è: il costo. Infatti il Titanium brilla tanto per le prestazioni quanto per il numero di cifre sulla sua targhetta, paragonabile ai costi di quelle famose, vecchie e buffe unità che io ed i miei amici sognavamo nella cameretta. La cifra è spesso improponibile per quei singoli professionisti che, altrimenti, acquisirebbero l'ideale strumento per la produzione e la presentazione dei loro lavori. Stavamo guardando la vetrina giusto? Ci eravamo soffermati in preda all'estasi, attirati da quel metallo sottile, dallo schermo assurdo e dall'immagine di noi che ci presentiamo a clienti (e soprattutto amici) reggendo in mano quell'oggetto del desiderio. Ma la nostra carta di credito ha più senno di noi e ci trascina via. Siccome ci troviamo nella fascia di prezzo più alta, il Titanium è in compagnia. Mmmm... Sony, Philips, IBM, Sharp (ma non facevano orologi?) Ora voi sarete portati a credere che da qui in poi io non farò altro che ridicolizzare, denigrare e sminuire questi marchi contestando il buon gusto delle loro creazioni. Invece no, siete in errore. Quasi. Per primo non voglio cadere nell'ovvietà; secondo cercherò questa volta di rimanere quanto più neutrale mi sia concesso (poco), puntualizzando i termini comuni di questi prodotti ed avanzando quelle perplessità che mi si presentano alla loro vista. A guardarli tutti assieme sembrano accomunati da un unico filo progettuale, ironizzato anche dal medio-nevrotico Steve J.: sono tutti neri, scuri! Ma devo andarci ad un funerale con questi così? Magari ci sono le versioni anche per i normali esseri umani, in giallo, verde, acquamarina. "No", mi dice il commesso, "ci sono solo in questa colorazione" (lo chiesi sul serio, in un negozio di Milano, ed il tizio mi guardava come se fossi matto...). Certo il matto lo facevo in quell'occasione ma i ragazzi della Sony dovevano avere delle spie in quel luogo, perché neanche qualche mese dopo uscì il penultimo Vajo, una specie di panino/caramella blu e grigio, ornato all'esterno da una corona di bottoncini per l'avvio del lettore CD e l'ascolto di MP3 anche in modalità chiusa. Ma siamo seri! Anche altri avevano avuto la stessa folgorazione e come risultato gli stessi non si sono ripetuti una seconda volta. Ditemi voi se per ascoltare un CD mi tocca armeggiare con il portatile nella valigia, mettermi le cuffie e tastare alla cieca i micro-bottoncini posti alla rinfusa! Poi mi devo sedere ad un tavolo e se appoggio la borsa per terra il cavetto mi tira il cranio. Se non sono irrecuperabilmente malato userò un lettore CD portatile. Se avevo i soldi per il Vajo li ho anche per questo. Per il resto sono tutte macchine potenti e per chi desidera portarsi dietro quel sistema operativo si tratta dell'alternativa migliore. In fondo la loro carta vincente e un prezzo alto ma accettabile. La vetrina che stavamo ispezionando prosegue ancora per poco, finendo su un pacchetto bianco chiaro, con una bordatura grigia ed una serie di fori irregolari sulla sinistra. Ah, è l'iBook, si legge sulla targhetta.

Che dire... secondo me è geniale. Se il Titanium è l'ideale oggetto del desiderio, la naturale espressione dell'era moderna, l'iBook rappresenta a ragion veduta l'esaltazione della sintesi, delle potenzialità e della comodità. Ed in fondo è questo che l'acquirente del computer portatile deve cercare. Siate sinceri con voi stessi anche se fino ad ora non avete trovato altro che ragionevoli motivi di dissenso. Se si chiama "portatile" ci sarà un motivo. Deve essere leggero; deve essere piccolo in modo da trovare posto anche in borse e valigie parzialmente occupate; deve consentirci di lavorare con tutte le nostre applicazioni, almeno una alla volta, con prestazioni "discrete", che garantiscano la lettura, piuttosto che la creazione. Con questo non voglio dire che avere le prestazioni per elaborare un rendering della Cappella Sistina, con icone sacre e persone in preghiera, mentre sono in albergo a Lugano o sulla scrivania della mia cameretta, non sia una figata. Altro ancora, la durata della batteria: mai abbastanza quindi processori "grossi e tozzi" magari permettono di lavorare decentemente con Photoshop e di friggere delle uova sulla loro superficie ma cosa mi serve se dopo un'ora devo spegnere ed attaccarmi alla rete? Ammennicoli inutili come quei famosi tastini sopraccitati, elaborate cerniere di chiusura che non combaciano perfettamente tra schermo e case, sportellini in plastica con gancetti dalle ore contate sono tutti elementi che porteranno il nostro acquisto a possibili incidenti, danni nella forma e nella funzionalità. L'essenziale deve essere il concetto guida e nell'iBook è stato compreso alla lettera.
Da poco è stato rilasciato il nuovo modello di Vajo e manco a farlo apposta sembra un iBook, sottile e leggero, con chiusure migliorate e tanto feeling "candido". Personalmente non ho provato ancora questo aggeggio ed aspetterò Smau per avere gli elementi necessari per parlarne bene o male. La ritrita filippica del "copiare le idee" ce la risparmiamo, tanto sarebbe inutile e molto simile al colpirsi da soli con una mazza ferrata, all'altezza del perineo.

Siamo alle conclusioni finali, conclusioni a dire il vero banali in quanto a questo punto la visione d'insieme dovrebbe essere chiara. Il mercato offre portatili economici dalle forme e capacità mediocri, indicati per coloro che a casa o in ufficio già possiedono una macchina potente con la quale produrre; la fascia media (dai tre pali in su) vede l'iBook come top-class, personalmente provato nei casi di lavoro più impegnativi, assieme una serie di altri arnesi nero-grigio-scuri che, oltre a leggere e scrivere documenti di Word, elaborano suoni ed immagini. Classifichiamo questi ultimi (iBook a parte, ovvio) come oggetti degni di essere mostrati, senza troppa fierezza però, ad amici e colleghi. Non riuscirete, infatti, a suscitare molta invidia dato che troverete sicuramente qualche rompiballe che conosce a memoria il catalogo Misco, o possiede il modello superiore al vostro. Alla fine, metallo della Mela brillante sulla cima, i notebook dal costo elevato offrono capacità, più o meno, corrispondenti all'esborso richiesto. Siate consapevoli che pagherete circa due volte il prezzo di un buon sistema Desk per avere le medesime potenzialità. Questa spesa, in base all'esperienza di amici, clienti e concorrenti, è concessa facilmente a chi di soldi ne ha già, a chi conosce delle macchine informatiche pregi e difetti, che in un portatile sono spesso distribuiti in quantità maggiore. Certamente farete un figurone mostrandovi con un ammasso di plastica da sette milioni, ricordando di scegliere gli ambienti giusti nei quali dare sfoggio del vostro portafoglio: i profani intenderanno male, uscendosene con cose del tipo: "COSA? SETTE MILIONI? Sei proprio in pirla! Io ne ho pagati 3 ed è persino più piccolo" Vagli a spiegare le differenze. Non succederà con il Titanium. Per come appare all'esterno potrebbe essere pieno di frutta fresca pigiata tanto la gente rimarrebbe (e rimane) stupita, attirata ed invidiosa. Mi accorgo ora che, anche dopo questa finta chiusura, non ho risposto al nostro profanassimo amico/cliente che ci chiede consiglio preventivo in vista di un aggiornamento informatico: Domanda - "Vale la pena comprare un portatile?" Leggesi "se compro un portatile faccio la figura del furbo o del fesso?" Risposta - "Si. Fai la figura del furbo" Un tempo la risposta più prudente sarebbe stata "Dipende"; dipendeva dai soldi che uno possedeva, dalla sua conoscenza del settore e dalle capacità di distinguere un virus informatico da un raffreddore. Consigliare anche solo cinque anni fa un siffatto acquisto comportava assumersi, per conto di altri, grosse responsabilità. Oggi il rischio di perdere l'amico/cliente è pressoché nullo: consigliate a chi non possiede altro anche un monitor esterno, con il quale lavorare nelle ore domiciliari. Non si spaccherà gli occhi e si sentirà un essere new-economy. Per quanto mi riguarda, io acquisto ma aspetto ansiosamente il sistema da polso che aveva la ragazza in Final Fantasy. Magari aspetto anche la ragazza.

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